Due stipendi sono meglio di uno? La ricchezza che conta

Quanti di noi pensano che meriterebbero una retribuzione migliore per il lavoro che svolgono? Quanti si sentono sfruttati (nel peggiore dei casi) o poco valorizzati nella loro professionalità? Se vi dicessero che c’è qualcuno che non propone, per risolvere questo problema di insoddisfazione personale, un semplice aumento dello stipendio, ma il RADDOPPIO dello stesso, anzi l’introduzione di un secondo stipendio vicino a quello tradizionale? Questa persona esiste e si chiama Bruno Bonsignore. Di mestiere fa il docente, formatore, skill integrator. Presidente di AssoEtica, ha collaborato nel corso della sua lunga carriera con importanti realtà italiane e internazionali (è lui il copywriter che ha lanciato il President reserve Riccadonna e l’uomo che ha “inventato” la Big babol, ve li ricordate?).
Quello che Bonsignore propone è lo “Stipendio relazionale”. Sentiamo direttamente dalle sue parole in cosa consiste: “Se è vero che la prima motivazione del dipendente a dare il meglio di sé all'azienda per cui lavora si colloca sul piano relazionale -ambiente di lavoro, rapporti umani, coinvolgimento, attenzionalità verso i problemi personali-
occorre mettere a punto e introdurre un doppio sistema di remunerazione ai lavoratori di ogni livello, dal top manager al fattorino. Il primo sistema è quello classico dello stipendio in denaro più bonus e incentivi di vario genere (fringe benefits); il secondo è la "remunerazione" relazionale e consiste nel valorizzare -anzi, monetizzare- il rapporto individuale che si viene a creare tra l'azienda e chi ci lavora. La novità sta nel fatto che lo Stipendio Relazionale è alimentato e sostenuto dalle due parti in causa che si vengono a trovare in una inedita situazione bipartisan, in un rapporto di collaborazione e non di contrapposizione.” Bellissimo, almeno sulla carta. Ma in pratica come si potrebbe fare? Sentiamolo sempre dalle parole di Bonsignore: “L'azienda metterà nel suo Dare i valori che il lavoratore le corrisponde in termini di fiducia, lealtà, dedizione, disponibilità, coinvolgimento, condivisione, anche di piacere e perché no divertimento. Lo stesso farà il lavoratore, accreditando l'azienda di questi stessi valori relazionali e di altri specifici come l'attenzione personale, l'ambiente di lavoro, il clima, la simpatia dei dirigenti, equità di trattamento, la pari opportunità, la disponibilità ad accogliere suggerimenti, la solidarietà aziendale e tutto quanto crea il piacere di lavorare.[…] Naturalmente lo Stipendio Relazionale -SR- si basa sul presupposto di un rapporto precedente, durante il quale sarà stato possibile vivere e verificare le situazioni descritte, compilando un vero e proprio Bilancio Relazionale.” Che dire? Interessante proposta, che una volta tanto sposta l’attenzione verso i bisogni, non solo materiali, della persona che lavora e dà voce a molti di quei bisogni che, se non soddisfatti, possono rendere la vita professionale un vero inferno.
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