22 gennaio 2007

Professione counselor II: Counseling e psicoterapia. Quali differenze?


Il counseling rappresenta per gli psicologi, così come per altri profili, un’alternativa e un percorso di specializzazione coerente rispetto alla crescente richiesta di competenze relazionali che il mondo del lavoro sta esplicitando in questi ultimi anni. Pur avendo molti aspetti in comune, counseling e psicoterapia presentano però differenze significative. Vediamo quali. Nella relazione di psicoterapia è prevalente l’interesse al buon funzionamento psichico e sociale dell’individuo, legato ad un contratto terapeutico specifico, concordato e riferito a degli obiettivi di cura e di terapia. Diversamente il counseling si fonda su un approccio maggiormente artistico: è centrato sulla capacità di “esserci”, di essere presente (dasein) e di saper valorizzare attraverso l’arte del dialogo le risorse nel “qui e ora” della relazione. Il tratto distintivo del counseling è costituito dal suo mettere in atto una funzione di facilitazione e non di interpretazione. Non si tratta di interpretare un segnale di processo in quanto sintomo ma in quanto materiale di consapevolezza e di narrazione. Il counseling si lega maggiormente a una dimensione narrativa per facilitare lo sviluppo delle risorse attraverso il dialogo. Secondo il modello valoriale basato sull’interdipendenza, qualora il counselor si accorga o sospetti la presenza di marcate disfunzioni della personalità attiverà le risorse di rete indirizzando il cliente verso lo psicoterapeuta.

Il counselor è attento al completo sviluppo della persona come percorso di formazione, strutturazione, raggiungimento di una realizzazione individuale che potrà esprimere una vera maturità sociale e culturale mettendo le sue abilità a disposizione della collettività. In questo senso sempre Rifkin (cui ho accennato in Professione counselor I, prima parte di questo intervento) parla di interdipendenza fondata sulla qualità di relazione e sulla consapevolezza: si tratta di creare una rete dinamica di relazioni positive tra persone che agiscono consapevolmente e in sinergia all’interno della realtà, mettendo in pratica una specie di “arte della relazione”. Il lavoro del counselor, in questo decisamente differente dalla psicoterapia, consiste nell’allenare la consapevolezza a non rimanere ferma in schemi predeterminati e predittivi di comportamenti. La dimensione narrativa consente l’epifania dell’identità nel qui e ora.
(continua)

Etichette: , ,