Professione Counselor III: Il counselor nelle organizzazioni
Il counselor è sempre più chiamato a intervenire non soltanto nella dimensione individuale, ma anche all’interno delle organizzazioni come facilitatore di processi relazionali e come attivatore di risorse. Per questo motivo è così importante, nella formazione dei counselor, trasmettere un modello di consulenza che consenta di prendere spunto da differenti fonti e discipline, trovando però coerenza e sistematicità di applicazione in una cornice “meta”, in grado di assorbire costantemente nuovi stimoli e di attualizzarli all’interno della relazione e del contesto specifico di riferimento. Lo scopo rimane quello di apprendere strumenti specifici e settoriali, propri dell’ambito di intervento, ma di inserirli in un modello ampio di consulenza. Possiamo prendere in considerazione gli strumenti operativi che vengono acquisiti durante la laurea o all’interno di alcuni master di specializzazione. In assenza del modello gli strumenti rimangono settoriali, applicazioni che non hanno ancora trovato una cornice epistemologica o che rimangono slegate dall’esperienza quotidiana. Il counseling dunque punta a fare due cose: acquisire strumenti specialistici e di settore ma anche un modello di consulenza che dia agli strumenti e alle competenze una trasferibilità assoluta e un utilizzo efficace a seconda dei contesti. Sempre più organizzazioni, pubbliche e private, industriali e di servizi, si affidano a counselor proprio per la capacità di coniugare saperi ed esperienze policrome all’interno di un modello di intervento. Come dice la presentazione di uno degli ultimi libri dedicati al counseling in ambito di sviluppo organizzativo, Counseling per manager (Guerini, 2005): “Cosa c’entra la storia di un guerriero con Etichette: counseling, counseling aziendale, organizzazioni

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