29 dicembre 2006

Process culture - Voglio ARIA!

Per chi ancora può godere di qualche giorno di vacanza e relax e concedersi del tempo per leggere ed esplorare mondi nuovi, segnaliamo ARIA. ARIA, nato dall’idea di giovani creativi divisi fra Milano e Berlino, è un magazine di “Geografia Emozionale”, la teoria elaborata da Giuliana Bruno che insegna Visual and Environmental studies ad Harvard. In un'interessante intervista che apre il primo numero del magazine la docente parla di una nuova era, non meglio definita, che ha superato il post-moderno e il suo simbolismo. «Oggi - dice la Bruno - si respira un rinnovato desiderio di capire cosa significa abitare e cosa sia il mondo del vissuto, che, inteso spazialmente, è l'insieme dei luoghi di cui si fa esperienza». Per la sua teoria la docente universitaria si è ispirata a un'antica mappa del XVII secolo che rappresenta "I paesi della tenerezza". Questa strana mappa, aperta a tutte le possibilità, offre diversi percorsi e strade, esattamente come accade nel viaggio dell'esistenza umana. Le infinite vie creative dell'animo umano trovano come unico limite il "lago dell'indifferenza", chiuso e limitato, che non genera nulla e dove quelle infinite possibilità vengono annullate. La vita è, dunque, emozione e movimento, due elementi a cui si sono ispirati Laura Broggi, direttore di ARIA, e Francesco Carcano, photo editor, quando hanno elaborato il progetto del nuovo trimestrale. ARIA è così una rappresentazione di quel “rinnovato desiderio". Un percorso innovativo, attento al cambiamento e ai cambiamenti nel mondo, alle tendenze emotive. Diffuso trimestralmente a livello internazionale, è articolato su 148 pagine di testi in italiano e inglese e meravigliose immagini. Finora ne sono usciti quattro numeri, consultabili in buona parte sul sito del magazine (www.ariamagazine.com). Molto spazio hanno le splendide fotografie, ma fra le pagine si trovano cose molto curiose, come un’intervista a James Hillman sullo smarrimento o un ricordo del compositore Michael Nyman, che racconta di quella volta che durante un incontro a Milano si rese conto che il pianoforte alle spalle dei conferenzieri era quello che avrebbe dovuto suonare durante il concerto serale e delle emozioni prodotte in lui da questa consapevolezza improvvisa. Oppure, capita di sentir raccontare ad Andrea Vecchiato, regista, come ha avuto l’ispirazione per realizzare il suo film “Luminal” o ancora di leggere un’intervista molto particolare a Cristina Cattaneo, responsabile del Laboratorio di Antropologia e Odontologia forense dell’Università statale di Milano, la quale parla della riscoperta della sensorialità e di come oggi le persone mostrino una nuova consapevolezza del corpo e rivalutino i sensi come tramite con l’ambiente che ci circonda. Nel terzo numero si può trovare l’inizio di un diario a puntate (“America prima e dopo”) in cui il sociologo Francesco Morace racconta i suoi viaggi paralleli nei cinque continenti, con l’America che rimane sempre sullo sfondo come pietra di paragone sociologica. La cosa più interessante, a parte il fascino indiscusso dell’espressione ‘geografia emozionale’ che evoca paesaggi esteriori e interni ancora inseplorati e per questo suggestivi e stimolanti, è che il magazine parte da un principio veramente nuovo: le esperienze sono raccontate in prima persona, a partire sempre da una prospettiva singolare e di vita vissuta e con una relazione sempre molto forte con lo spazio circostante. A partire da quel desiderio di capire di cui parla la Bruno e che sentiamo di fare nostro come proposito per l’anno nuovo.

process naki