Professione counselor I
I mondi complessi e il ruolo del counselorI teorici della complessità, oggi più che mai, sottolineano la centralità della relazione, indicandola come fattore fondamentale di sviluppo sostenibile in chiave sociale, professionale, economica. Indicazioni in questo senso arrivano dagli ambiti più disparati. Il fisico Carlo Rovelli ha scritto: l’universo è relazione. Rovelli afferma che è fondamentale ricordare sempre che gli oggetti non hanno bisogno di vivere in uno spazio fisso, “perchè nella teoria non esiste più una posizione assoluta delle cose nello spazio, ma solo la posizione relativa degli oggetti fisici uno relativamente all’altro”. Questa riflessione fa crollare l’idea di uno spazio in cui i corpi si muovono in quanto entità separate. Questa stessa idea di entità non separate e intimamente connesse è anche alla base di una filosofia sociale profondamente orientata all’interdipendenza e alla sperimentazione di modelli di coesistenza, di educazione, addirittura di economia e di organizzazione maggiormente consapevoli dell’importanza e del valore della relazione tra le parti all’interno del tutto. È quella che viene definita Teoria della complessità. Questa “visione relazionale” della realtà, particolarmente vicina alle riflessioni del pensiero sistemico, trova oggi applicazioni sempre più concrete e in ambiti apparentemente molto lontani fra loro. Prendiamo ad esempio la riflessione di un economista quale Jeremy Rifkin. Nel suo recente lavoro “Il sogno europeo”, Rifkin fa costantemente riferimento alla consapevolezza delle relazioni e all’interdipendenza come unico paradigma di sviluppo sostenibile per i processi sociali, economici, relazionali all’interno della biosfera. Dove si inserisce il counseling in questa riflessione? Tutto questo insistere sul ruolo e la funzione delle competenze di relazione all’interno del sistema ricorda molto da vicino le riflessioni di Carl Rogers, uno dei padri fondatori del counseling, contenute nel suo ultimo libro “Un modo di essere”. Lavorare nel counseling oggi significa quindi portare un contributo prima di tutto culturale e sociale e poi professionale all’integrazione della consapevolezza emozionale, non in un’ottica di cura della patologia o del disagio ma di sviluppo delle potenzialità e delle risorse profonde delle persone in contesti sempre più complessi.
(continua)

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