08 luglio 2006

PROCESS CULTURE - Musiche


Esistono dischi di processo? Non lo so, di sicuro ci sono musiche che hanno una storia alle spalle. Questa mi sembra interessante.


Prova a immaginare solo per un istante cosa può voler dire. Ti chiami Zach e hai diciannove anni. Vivi ad Albuquerque, New Mexico. Non esattamente il centro del mondo. Una beffa. Sei americano, ma ti trovi cacciato fuori dalle rotte del music business. Suoni l’ukulele. Sapete cos’è un ukulele? È quella piccola chitarra hawaiana che fa suoni strani, da strumento giocattolo. Insomma, non sei esattamente cool, probabilmente a scuola i fighetti ti guardano dall’alto in basso. Il capitano della squadra di football ride quando passi per i corridoi del liceo. Le ragazze popolari non sanno neanche che esisti. E poi hai un altro problema. Un problema serio. Ti piace la musica dell’Europa dell’est. Bande di ottoni zingareschi, danze balcaniche. Ritmi turchi, vertiginosi. Fanfare solenni, da piazza d’armi, e commoventi melodie ebraiche. Quando gli altri battono il tempo di pezzi hip hop, tu sogni di ballare da qualche parte tra Sarajevo e Kiev. Insomma, la situazione non è delle migliori per essere se stessi sotto il sole di Albuquerque, New Mexico. Ma hai una cosa. Hai talento. E la voglia di andare avanti, di giocare la partita che hai in mente e che senti nel cuore. Non hai bisogno che qualcuno ti dia il permesso per farcela. Prendi il tuo ukulele. Prendi il tuo talento. Prendi la tua voce pulita da crooner di diciannove anni. Scegli un nome, Beirut, forse senza una ragione precisa. E fai un disco incredibile, in cui la musica klezmer e quella gitana, i ritmi turchi e le melodie mediterranee, i canti dolcissimi e le danze frenetiche si stringono attorno a te. Ti prendono e ti fanno viaggiare nel tempo e nello spazio. E tra i tappeti colorati di fiati, ottoni e violini, senti un suono che sembra uscire da una chitarra giocattolo. È il tuo ukulele.


Beirut – Gulag Orkestar (Badabing 2006)

5 Comments:

At 17:45, Anonymous Anonimo said...

Grazie moltissimo per questa dritta veramente ha acceso la mia curiosità Appena possibile mi aggiorno per portare le mie sensazioni.

 
At 21:51, Anonymous Anonimo said...

Alla domanda se esistono dischi di processo rispondo segnalando lo stile di Franco Battiato. Dal mio punto di vista, il suo voler sperimentare continue alchimie e contaminazioni di sound diversi rappresenta un preciso percorso di ricerca di una identità profonda. D'altra parte i testi parlano chiaramente di diverse tappe del percorso di un'artista che non esito a definire un'autentico ricercatore spirituale. L'effetto è il non voler aderire a modelli, ma sperimentare la propria libertà di espressione, per creare una musica che è sempre capace di sorprendere chi è disposto ad ascoltare. A tal proposito segnalo il doppio LP "Giubbe Rosse", mi emoziona ogni volta che lo ascolto. A presto,

Enrico

 
At 07:25, Anonymous Anonimo said...

Gulag Orkestar è un disco fantastico, compratelo! Questo tizio con i suoi 19 (!!!) anni mi mette in crisi: come è possibile a quell'eta innamorarsi di una terra lontanissima per km e cultura e riuscire a capirla profondamente al punto da comporre un disco così? Senza troppe chiacchiere, questi sono esempi di confini mentali che vengono meno!

 
At 12:47, Anonymous Anonimo said...

io suono l'ukulele e mi piace tanto poter suonare quel tipo di musica ma è così difficile farla, ma poi incidere un disco ci vogliono i $...e io questi non li ho.Poi la musica araba è la mia passione vorrei tanto suonare, poi trovare altra gente che abbia le mie stesse idee e quasi impossibile...vi prego aiutatemi voglio suonare con la mia ukulele in giro per il mondo o comunque mi basterebbe incidere un cd(se qualcuno mi vuole aiutare può scrivermi safasorbo@hotmail.com,grazie).

 
At 14:43, Anonymous Anonimo said...

"Esistono dischi di processo?" Non lo so, credo di sì se con questo si intende che ci sono dischi che nascono da un processo di elaborazione personale molto sentito e riflettono perciò la vita della persona che li ha creati. Nel processo si inseriscono poi le persone che ascoltano il disco e che, nel loro ascolto, portano il loro di vissuto. Quando chi ascolta trova nel processo, per così dire, dell'altro qualcosa che gli piace, lo attira o gli sembra vicino al suo, il disco piace. C'è però un altro momento che personalmente ritengo molto importante in questo movimento di avvicinamento di vite ed è il momento live. è in questa occasione che i due "processi" possono parlarsi, confrontarsi e annusarsi realmente, e gli esiti non sono così scontati. Quante volte vi è capitato di adorare un disco ed essere delusi dal live o dall'artista sul palco? A me diverse. A volte però capita esattamente il contrario, l'incontro a metà strada perfetta. Ne sono un ottimo esempio, per me almeno, i concerti degli Arbe garbe, gruppo friulano che dell'incontro tra vissuti (prima linguistico e poi anche culturale e di pelle) ha fatto una bandiera artistica. D'altronde, come fa a non esserti simpatico un gruppo che presenta la prima canzone dicendo "L'identità si costruisce nella relazione"? Più processo di questo...

 

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