19 maggio 2006

SVILUPPO PERSONALE


Il sentiero dei valori

Riflettendo sul terremoto che in questi giorni sta scuotendo il mondo del calcio, mi viene in mente che quello che manca, molto spesso, nel mondo dello sport professionistico (e in generale nel mondo delle aziende, cioè nei luoghi in cui, volenti o nolenti, circolano soldi) è una riflessione autentica sui valori. Spesso si pensa che i valori siano solamente regole astratte, comandamenti calati dall’alto che nessuno in realtà rispetta veramente. Di fronte ai valori, vale la regola del più furbo. Spesso le persone agiscono dicendosi “so che il rispetto è un valore, ma mi comporto in modo da poter mancare di rispetto agli altri senza essere beccato”. Il counseling ci fa capire quanto il rapporto tra valori e comportamenti sia stretto. Un valore non ha senso se non siamo capaci di trasformarlo in comportamenti concreti. Se dico che per me l’onestà è un valore, devo comportarmi in modo coerente. Per Rogers la questione dei valori è un questione di congruenza. Sentite cosa dice in Un modo di essere proprio a proposito della congruenza:

… quanto più un counselor è se stesso (o se stessa) nella relazione, non erigendo alcuna barriera professionale o facciata personale, tanto più grande è la probabilità che il cliente si trasformi e sviluppi in maniera costruttiva. Questo significa che il counselor è costituito dai sentimenti e dagli atteggiamenti che fluiscono nell’istante dato. …


Il coraggio di essere se stessi è anche il coraggio di essere sinceri e coerenti in tutto quello che facciamo. Il coraggio di portare avanti in azioni concrete i valori in cui crediamo.

5 Comments:

At 10:35, Anonymous Anonimo said...

Ma se tu che scrivi fossi stato nei panni di chiunque si è trovato di fronte ad un'occasione di 'potere'adesso forse non scriveresti tutte queste belle riflessioni sui valori, sulla coerenza sui comportamenti corretti del mondo del calcio, delle aziende, dei soldi.
la parola giusta è responsabilità delle scelte che si fanno tenendo sempre presente che non si sa mai dove finiscono i valori quando troviamo per terra, permettimi una metafora a me cara, l "anello del potere". Per dirla tutta, io mi considero una persona di valore che si comporta di conseguenza ma non so proprio cosa mi capiterebbe se un bel giorno arivasse chiunque con il bel anello e mi dicesse 'hai l'occasione di vivere una vita "da VIP" l'unica cosa è dimenticare quegli inutili valori che ti fanno lavorare 12 ore al giorno per un misero stipendio e 7 giorni all'anno di ferie'. Prima dei valori ci sono, secondo me, i nostri bisogni, a volte feroci, di vivere una vita orribilmente "felice e appagante"

 
At 13:41, Anonymous Anonimo said...

Qui non si tratta di anello del potere o del fatto che la tentazione del successo o della ricchezza si spalanca davanti a noi in ogni istante. Si tratta, come dici giustamente tu, di scegliere. Un conto è trovarsi di fronte all'anello e afferrarlo, un altro discorso è vivere una vita basata sulla prevaricazione e sul successo a tutti i costi. Tutti possiamo compiere scelte sbagliate o fare delle scelte sulla base dei bisogni. Non tutti quelli che sbagliano, però, vivono nell'ostentazione e nell'arroganza continua di quello che hanno raggiunto in barba ai valori. E poi, la capacità di slegare le nostre scelte dalla soddisfazione "a qualsiasi costo" dei bisogni sta alla base di quella cosa di cui spesso ci si dimentica, e che si chiama etica.

 
At 17:51, Anonymous Anonimo said...

Non centra molto con l'argomento ma mi sembra preciso rispetto allo sviluppo di tutti noi, grazie.
Vi siete accorti che tutto accade oggi?
E’ un riflessione che mi rapisce di sera. Prima di andare a dormire.
Quando mi accorgo che ieri è andato per sempre e nulla lo farà tornare né cambiare.
Quando sento che domani è solo una speranza. Una ipotesi. E lo vedo evanescente e tremolante come la fiamma di una candela.
Sospeso, quindi, tra un souvenir e una schedina del lotto non giocata.
Oggi si è vecchi a quarant’anni, si è troppo inesperti a trenta.
Tutta la vita si gioca secondo il sentire comune nei dieci anni di mezzo tra questi due cataclismi anagrafici.
Dobbiamo fare tutto li. Diventare ricchi e famosi, soddisfatti e felici, rockstar e genitori assennati.
Troppo giovani e troppo vecchi per entrare negli spot che richiedono solo capacità di acquisto.
Non posso fare a meno di credere che tutto sommato mi è andata bene.
Sono ancora qui per raccontare quello che mi è successo e a immaginare ciò che mi succederà.
E pensare che secondo un bel po’ di libri di management sono già una di quelle risorse che teoricamente non conviene più.
Troppo costoso rispetto ad altre, troppo irrigidito per la velocità del mondo, troppe rughe per venire fuori bene nella foto aziendale o rilasciare interviste.
Ma solo pochi anni fa ero troppo giovane per avere competenza, troppo bambino per esprimere serietà, troppo rivoluzionario per potersi fidare.
Già, sono proprio fortunato. Questi discorsi, per ora a me nessuno li ha fatti.
Ma me li aspetto, prima o poi.
E’ per questo che non mi basta sentirmi fortunato e continuare a ruminare senza espormi...
Quello che voglio è riavere il presente.
Quello che desidero è ricordare continuamente che la partita delle qualificazioni è ora.
Anche a quaranta, anche a cinquanta, anche a sessanta e probabilmente anche a settanta come lo è a venti o a trenta.
Solo ora.
Sempre ora.
E non c’è prima e non c’è dopo.
C’è ora.
L’unica, specialissima, esclusiva, formidabile possibilità è ora.
Ma ascoltate un po’…
Siamo in un mondo ridisegnato dalle nuove tecnologie.
Siamo il centro e la periferia di una nuova struttura sociale che si chiama worldwideweb e non c’è da maledirla ma da abbracciarla.
Internet è qui ed è qui per restare.
Ha portato ipervelocità, iperconoscenza, iperconfusione, iperperdita di sicurezza.
A ciascuno la sua fetta di caos ed opportunità e senza caos non vi è mai opportunità.
Non so se siano legati, ma so che quando si presenta uno, come fulmine e tuono, è presente anche l’altro.
Ora, se avete notato la discesa nell’abisso della deresponsabilizzazione a cui siamo invitati e condotti per mano dai giornali e dalle televisioni, emanazioni del potere della pubblicità, potete seguirmi altrimenti penso sia il caso di lasciarci qui.
Riappropriarci della possibilità di dire la nostra, di collegarci, di bypassare filtri e censure politici, culturali, sociali e commerciali è a portata di mano.
Ed è la prima volta su questa scala.
Internet lo permette. Per ora. E speriamo che duri.
Certo, c’è chi ne è escluso, ma ne verrà incluso presto se gli inclusi odierni decideranno di fare la cosa giusta.
E la cosa giusta è connettersi, connettersi, connettersi.
La cosa giusta è dire la propria, ascoltare, agire.
Non accettare che le cose siano solo come sono e sapere che la massa critica di persone da muovere per cambiarle è a portata di mano.
E questo si può fare sempre, ad ogni età, senza cedere alla moda che ci vuole spremibili solo negli anni che finiscono con “enta”.
Insomma la novità è che non siamo più solo comparse a tempo se decidiamo di non esserlo più.
Nella società, nelle aziende, nelle città, nei quartieri, negli ospedali, nei comuni, nelle famiglie…
Possiamo saltare a piedi pari i burocrati, i fannulloni, i portaborse, i funzionari corrotti…
Possiamo sbugiardare chi falsa le verità.
Chi ci propina informazione prezzolata e precotta.
Possiamo fare arrivare ovunque le nostre proposte e da ovunque accoglierne di nuove.
Possiamo incidere sulle decisione delle organizzazioni di cui facciamo parte.
Il mondo è piccolo se decidiamo di stare in contatto.
Tanto piccolo da entrare in uno schermo.
Tanto piccolo da cambiare cliccando su un’icona.
E tutto accade oggi.
Per ciascuno di noi, tutto accade oggi.
E’ oggi che va deciso, è oggi che si agisce.
Domani è troppo tardi per salvare il futuro.
Ieri serve solo come monito.
Siamo eterni potenziali, anche se troppo giovani o troppo vecchi per le pubblicità o i videoclip.
Anche se non vedete nessuno come voi occhieggiare dai giornali di moda e il vostro stile non è quello giusto.
Giusto poi per chi?
Oggi potete scrivere il vostro urlo e lanciarlo nelle rete dove altri, come voi ,lo stanno aspettando e oggi potete ascoltare quello di altri “voi”, che hanno visto dove stiamo sbagliando e dove stiamo facendo giusto.
Oggi si può fare.
Oggi potete far sapere che esistete e che siete li per giocare e non solo per mangiare i popcorn e bere la cola che vi vendono all’entrata.
Potete anche riscrivere le regole del gioco se avrete abbastanza forza, costanza e buona volontà.
Potete riprendervi il potere, se mai lo avete avuto, o inventarvelo dal niente.
Ma non aspettate, non c’è da pensarci.
Ci penserete mentre siete in viaggio, perché quello dell’interconnessione è l’unico viaggio possibile per chi ha deciso di rimanere in questo tipo di società e la vuole rendere migliore per sé e per gli altri.
Non abbiate paura di ciò che ancora non conoscete, perché ciò a cui potremmo porre rimedio collegandoci è estremamente più spaventoso e rischioso.
Non fatevi dire perché non potete essere quello che pensate.
Uscite al balcone e dite, fate e rifate.
Ma fatelo oggi.



Sebastiano ZANOLLI

 
At 09:21, Anonymous Anonimo said...

Sebastiano, il nostro modo di stare nel presente e di viverlo attraverso le interconnessioni e le risonanze passa forse anche attraverso questi piccoli incontri che avvengono un po' per caso in spazi strani e imprevisti. Sono un po' come sincronie che attivano potenzialità ed energie ed è divertente che capitino all'interno di blog e angoli vivi della rete. Ci piacerebbe molto poter utilizzare il tuo commento come post a parte, per dare modo a più persone che arrivano nel nostro blog di leggere quello che hai scritto.
Facci sapere se per te è ok...

 
At 15:02, Anonymous Anonimo said...

certo che è ok.
Grazie mille
sz

 

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