18 maggio 2006

PROCESS CULTURE


Ken, il guerriero (del Sé)

È possibile creare una visione integrata dell’essere umano in cui melodie orientali si connettano a furiose accelerazioni elettriche mentre, sullo sfondo, un campo di vibrazioni ricombina le particelle di energia della realtà integrando la mente e il corpo di un team di manager che cercano di portare avanti un processo di cambiamento organizzativo? Un’impresa complicata, non è vero? Ma a Ken Wilber, evidentemente le cose semplici non piacciono. I suoi libri lavorano sulla ridefinizione del concetto di confine. Chi si interessa di Process Counseling sa bene che Wilber è il punto di contatto tra il processo di sviluppo personale, vale a dire la presa di contatto e l’espressione del sé profondo, e la psicologia transpersonale. La psicologia transpersonale lavora sull’allargamento dei confini che le persone, i gruppi, le organizzazioni erigono tra sé e l’ambiente circostante. Il titolo del libro più famoso di Wilber, Oltre i confini, è in questo senso emblematico: lavorare allo sviluppo del sé significa anche e soprattutto lavorare all’espansione dell’individuo oltre i confini mentali e fisici che lo separano dai livelli profondi della realtà. Superare i confini non significa credere che sia possibile andare semplicemente al di là delle limitazioni della nostra coscienza, ma arrivare alla consapevolezza (una consapevolezza emozionale prima ancora che razionale) dei blocchi che spesso la nostra coscienza si autoimpone. Oltre i confini significa andare al di là delle proiezioni, delle ideniticazioni limitanti, delle barriere che ogni giorno imponiamo a noi stessi. Pensiamo ad alcuni dei “self talk” che adoperiamo più di frequente: “Non posso farcela!”, “La situazione è disastrosa”, “Questo progetto è troppo complicato!”, “Il mio capo proprio non riesco a capirlo”, “Non posso fare niente per cambiare la mia situazione!”. Sono tutte formule che galleggiano nella nostra mente come mantra negativi, messaggi che invece di aiutarci a librare le nostre energie e le nostre potenzialità ci ricordano continuamente i nostri limiti e le nostre difficoltà. Wilber descrive con precisione e con una grande potenza espressiva le fasi attraverso cui la persona si può riconnettere al sé profondo attraverso il progressivo abbattimento dei confini e il raggiungimento di livelli successivi di integrazione. La Riconnessione tra la persona e l’ombra, l’integrazione mente-corpo, il livello del testimone interno e quello della non dualità sono tappe successive (ma in fondo l’idea stessa di un tempo cronologico non ha molto senso) di un percorso in cui l’individuo può raggiungere stati successivi di integrazione e consapevolezza a livello emozionale, fisico, intuitivo e spirituale. L’uomo wilberiano è l’uomo “nudo” di fronte alla molteplicità delle connessioni e dei segnali sottili che lo mantengono in contatto con i significati della realtà. E “Integral Naked” (naked significa nudo) è il nome del sito sul quale decine di studiosi, scienziati, artisti, musicisti, ricercatori spirituali e semplici curiosi, partendo proprio dalle idee e dalle esperienze di Wilber, si confrontano sul tema dell’integrazione e dell’espressione del Sé attraverso la cultura, le arti, il corpo. In poche parole, Integral naked è uno spazio di espressione di uno stile di vita che si basa sull’integrazione dei livelli sottili della realtà anziché sulla loro separazione. Su integral naked (http://in.integralinstitute.org/) potrete incontrare guru del management come Peter Senge, medici che hanno portato all’integrazione tra medicina occidentale e medicina orientale come Deepak Chopra, Larry Wachowsky, uno dei padri del film manifesto della contemporaneità, Matrix. Rick Rubin, geniale produttore discografico e Serj Tankian, lo spiritato e carismatico cantante del gruppo di metal evoluto System of a Down, un esempio straordinario di integrazione tra radici musicali e culturali armene, energia elettrica dell’heavy metal e processo di sviluppo sociale e spirituale.

1 Comments:

At 10:06, Anonymous Anonimo said...

Leggendo questa riflessione mi chiedo: perchè in Italy i saperi sono così distaccati tra loro? Eppure noi siamo i paladini della complessità culturale? Perchè è una complessità isolante?

 

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